La mia opinione: device bloccati

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Scritto da Alan Ward
Tradotto da Full Circle Magazine, numero 116

 

Le recenti notizie non sono troppo buone per i possessori della linea di smartphone Nexus di Google. Come Andrew Cunningham scrive su Ars Technica, “Il Nexus 5 e il Nexus 7 del 2013, non riceveranno l’aggiornamento ad Android 7.0 Nougat.” (http://arstechnica.com/gadgets/2016/08/android-nougat-drops-support-for-nexus-5-and-2013-nexus-7/). Parliamo di dispositivi che, in alcuni casi, sono usciti sul mercato meno di tre anni fa.

Sfortunatamente il fatto di non supportare sul lungo periodo i device elettronici è diventata la norma. Apple fornisce un supporto migliore rispetto agli altri, ma anche per gli iPhone arriva un momento in cui il sistema operativo non può più essere aggiornato. Va anche peggio per i moltissimi modelli di dispositivi Android, specialmente se si vanno a considerare quelli a basso costo. In alcuni casi non viene proprio rilasciato alcun aggiornamento. Questo mi è capitato personalmente un paio di volte.

Utilizzare l’ultimissima versione di un sistema operativo può non essere una priorità per tanti utenti. Comunque, rimanere (relativamente) al sicuro da hackeraggi e malware significa aggiornare le applicazioni, e gli sviluppatori di app generalmente tendono ad avere risorse limitate. Sarebbe irragionevole pretendere che le loro applicazioni funzionino su dieci o venti vecchie versioni di ogni sistema operativo; limitando il supporto alle versioni più recenti del sistema operativo, un’app funziona, nella migliore delle ipotesi, solo su due o tre versioni precedenti. Quindi aggiornare un sistema operativo è, di fatto, una parte essenziale di una moderna strategia degli utenti per evitare disavventure nel mondo digitale.

La prospettiva di dover smettere di utilizzare un device intelligente nell’arco di due o tre anni, non mi fa sentire per nulla intelligente. Infatti, non ha nessun senso economico per l’utente. La batteria avrà bisogno di ricariche più frequenti, ma un dispositivo vecchio di tre anni dovrebbe essere più che sufficiente per rispondere a una telefonata o per guardare il video di un gattino su YouTube.

Guardando le cose dal lato positivo, la linea di dispositivi Google Nexus era famosa per i bootloader sbloccati. Il bootloader è la parte di software che sul computer corrisponde al BIOS. Nello specifico permette al device di entrare in una modalità speciale, da cui si può installare un’altra versione del sistema operativo: un procedimento noto come “flashare” il dispositivo. Si può fare questo senza l’approvazione del sistema precedente o l’assistenza dell’applicazione di aggiornamento nativa.

Avere un bootloader aperto è un gran affare. Sul dispositivo si può installare una versione alternativa del sistema operativo, se disponibile. Così si può installare Ubuntu Touch, se il device è nella lista di quelli supportati (https://wiki.ubuntu.com/Touch/Devices). E come tutti sappiamo Ubuntu possiede un buon record nel fornire il supporto ad ogni versione, e per portare avanti il supporto su hardware specifico da una versione all’altra.

Comunque avevo comprato un tablet Nexus 7, la versione del 2013, principalmente per provare Ubuntu Touch. Per me ha funzionato senza problemi usando sia Android 5 e 6 che sotto Ubuntu. Guardando al futuro potrò continuare a godere di questo dispositivo e potrò continuare ad utilizzare un browser aggiornato oltre il famoso limite dei tre anni, ma solo sotto Ubuntu. Tutto ciò per me non solo è perfetto, ma anche di più, visto che mi farà risparmiare il costo di dover sostituire un dispositivo perfettamente funzionante.

Quando, alla fine, sarò costretto a rimpiazzare uno dei miei smart device, insisterò per trovarne uno con il bootloader sbloccato. Venire ingabbiati nei piani di fatturato di un’azienda è una cosa a cui non sono più disposto a sottostare.

 

Alan insegna informatica alla Escola Andorrana de Batxillerat (scuola superiore). Ha tenuto corsi su GNU/Linux alla University of Andorra e sull’amministrazione di sistemi GNU/Linux alla Open University of Catalunya (UOC).
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